lunedì 14 novembre 2011

IL MURO di Julio Velasco


 

Per allenare dobbiamo sempre assumere come modello di prestazione la partita ideale che una squadra della nostra categoria potrebbe giocare. Quando parliamo di muro non dobbiamo pensarlo come una cosa isolata: il muro è parte integrante del sistema difensivo: è la prima linea di difesa. Quindi muro e difesa di campo sono due elementi di un sistema che si condizionano reciprocamente.I COMPITI DEL MURO
I compiti del muro in questo sistema sono:
il muro vincente, cioè una azione di difesa che diventa attacco;
il muro difensivo di contenimento, cioè toccare la palla e permettere una difesa agevolata. Si utilizza soprattutto con attacchi con palla staccata o contro uno schiacciatore che gioca sulle mani del muro;
il muro che obbliga, cioè fare attaccare dove vuole la squadra che difende.
I prossimi due punti possono essere considerati "errori" del muro:
muro che non chiude e che permette agli avversari una comoda ricostruzione;
mano - fuori dell'attaccante sul muro; toccata di rete in azione di muro.
Dobbiamo analizzare il muro come tecnica usando un metodo cronologico, cioè vediamo, in una partita, per ogni fondamentale, la cosa che si fa prima fino a quella che si fa per ultima. All'interno di un'analisi cronologica dobbiamo definire le cose più importanti e dobbiamo fissare l'attenzione su queste. Se diamo a tutte le cose la stessa importanza sbagliamo: nella pallavolo si cresce e si procede per salti di qualità. Una cosa è insegnare,un'altra è allenare. Prima devo fissare l'atto (insegnare), una volta che l'allievo lo ha imparato lo posso allenare con la ripetitività.
ANALISI CRONOLOGICA DEL MURO IN UNA PARTITA Teniamo in considerazione il nostro modello di prestazione; per il nostro esempio prendiamo una partita di alto livello.La prima cosa che deve sapere il giocatore a muro è sapere chi c'è dall'altra parte, da questo dipenderà tutto ciò che si farà. Sapendo chi c'è dall'altra parte il giocatore fa un ripasso mentale di quello che deve fare a secondo delle caratteristiche individuali dell'avversario. La componente principale della tattica individuale a muro è
la scelta del da farsi: a) tempo da usare quando si mura su un determinato giocatore (per prima cosa si deve vedere se un attaccante attacca col tempo giusto o no). Come si fa ad identificare il momento esatto del muro? Non guardando la palla (se non quando parte dalle mani del palleggiatore) ma guardando l'attaccante!
Subito dopo la battuta del compagno di squadra, la prima cosa che il giocatore a muro deve valutare è la ricezione (che può essere sbagliata), quindi deve guardare la palla finchè non arriva nelle mani del palleggiatore avversario, dopo ciò deve valutare dove il palleggiatore darà la palla (se la sua posizione denuncia dove alzerà); quando parte la palla dalle mani del palleggiatore il giocatore a muro sa dove andrà, a chi andrà lo sa già perchè lo ha pensato prima, mentre si sposta, quindi, guarda l'attaccante per prendere il tempo giusto su di lui.
La prima cosa da guardare è la rincorsa di chi attacca, la sua rincorsa deve puntare al petto di chi mura, in questo punto il giocatore che mura salta. Per allenare il muro a guardare l'attaccante e non la palla, un esercizio molto semplice è: mettere un giocatore
a muro, il tecnico o un compagno con un buon palleggio si mette dietro di lui e alza per un attaccante al di la della rete che schiaccia. La posizione del salto è: piedi paralleli, mani davanti al corpo ed un livello medio, piegare e saltare. E' importante saltare frontale perchè si vede meglio l'attaccante; inoltre saltando lateralmente si ha solo un momento in cui le mani sono al posto giusto, saltando frontalmente, già quando le mani sono sopra la rete, è possibile murare: i giocatori però vogliono saltare lateralmente perchè saltano di più, bisogna quindi spiegare loro quali sono i pro del salto frontale. Prima dello sviluppo della corsa come preparazione fisica per saltare di più a muro, il primo incremento di salto a muro si produce per un miglioramento della coordinazione. 1º perchè quello frontale è un salto che non si è abituati a fare, 2º perchè è molto più difficile il reclutamento delle fibre quando non si ha una velocità iniziale. Quindi bisogna allenare il salto a muro e non gli altri tipi di salto per migliorarlo; solo saltando a muro si migliorerà quel tipo di salto, poi quando la coordinazione è al limite, necessiteranno anche altri esercizi di potenziamento. Altro elemento dell'analisi cronologica del fondamentale, dopo il salto frontale, è la manualità.
Le mani del muro devono essere orientate il più possibile verso il basso,
le braccia sono tese in alto per avanti e il polso non è molto piegato, minimo che segua la linea del braccio. La posizione delle mani va il più possibile naturale per permettere una maggiore possibilità di ruotare i polsi e cambiare il piano di rimbalzo. Il problema della manualità è che per troppo tempo abbiamo allenato il muro senza palla, ma non solo anche senza attaccante. Dobbiamo quindi allenare il muro toccando la palla, se non tocchiamo la palla è inutile parlare di manualità. Per il femminile vale quanto si è detto finora, perchè presenta tre situazione su sei nelle quali si hanno due attaccanti contro tre a muro; il problema delle donne è che la velocità della palla che viene alzata è la stessa che nei maschi, ma la giocatrice a muro è più lenta, quindi si hanno più situazioni di muro a uno; per questo motivo la difesa di campo col muro a uno è importantissima nel femminile.

GLI SPOSTAMENTI
Possiamo distinguerne tre tipi: 1) passo accostato; 2) passo incrociato; 3) passo con rincorsa laterale.
1) Passo accostato: è il migliore per poter vedere dall'altra parte, inoltre permette di saltare frontalmente: è , poi, lo spostamento che permette meglio di aggiustare il posto esatto dove saltare (permette infatti anche mezzi passi). Di contro ha la caratteristica di essere lento, quindi è il migliore quando gli spazi da coprire sono brevi.
2) Passo incrociato: nelle distanze lunghe bisogna usare il passo incrociato. Ce ne sono due tipi: a) quello che inizia con un passo laterale (laterale, incrocio e chiusura); b) quello in cui il primo passo è incrociato (incrocio, allargare e avvicinare).
3) Passo con rincorsa laterale: quando la distanza da coprire è molto lunga il giocatore corre e poi salta lateralmente.


Passando dall'1) al 3) incrementiamo la velocità, più questa aumenta (quindi più andiamo verso il 3), più peggiora la possibilità di guardare di là, di saltare frontalmente, di aggiustare il tempo di salto e la posizione delle mani in aria.Una delle cose che dobbiamo assolutamente evitare quando ci sono degli spostamenti, e soprattutto quando lo spostamento è in banda, è quella che il centrale si butti verso l'ala passando dietro di questa. Questo è un errore, in
quanto la palla passa in diagonale ed inoltre la difesa non sa dove posizionarsi. Per allenare il muro, dopo aver fatto i primi esercizi, si possono creare col nastro piccoli campi e far attaccare lungolinea in questi con muro a uno e poi a due, con e senza copertura; in questo modo l'attaccante deve per forza tirare nella zona dove ci sono le mani e permette così al muro di toccare molti palloni. In questi esercizi di insegnamento di un fondamentale è importante non usare la rotazione immediata in modo che l'atleta possa provare subito la correzione degli errori.
MURO SUL 1º TEMPO
Il muro di 1º tempo ha due sistemi: 1) il più semplice (si vede se saltare o no sul 1º tempo), saltare in 1º tempo,
cadere e spostarsi cercando di arrivare ad un secondo salto. Il problema del sistema a lettura è nell'attacco in 1º tempo, in quanto è un sistema che sacrifica il 1º tempo per dare priorità al 2º e al 3º tempo, questo perchè anche a livelli alti il 1º tempo si usa poco. 2) saltare dopo che è avvenuta l'alzata (muro a lettura), saltando dopo è chiaro che se il 1º tempo è anticipato e alto non si riuscirà a fermarlo, ma se è un po' ritardato si può riuscire a fermarlo o a contenerlo; questo è il motivo per cui bisogna anticipare il 1º tempo. Per questa seconda tecnica si devono tenere le braccia più alte possibile, le gambe un po' piegate, in modo tale da non dover caricare per saltare; per i livelli medio - bassi non si dovrebbe mai murare il 1º tempo anticipato. Questo sistema è l'uno contro uno, che significa che sapendo che il 1º tempo può essere dato il giocatore a muro sceglie di saltare comunque a 1º tempo, quindi si gioca uno contro uno al centro e uno contro uno alle bande. (Julio Velasco) ___________________________________________________ PS :[...]In una progressione didattica si può allenare in principio un giocatore alla volta (muro a uno), per passare poi a situazioni con più giocatori insieme. Si può cominciare con palloni più alti e lenti, e proseguire con tutti i tipi di alzata e di tempo di attacco. Il legame del muro con la difesa costituisce un passo significativo e ulteriore verso la creazione di un sistema che dovrebbe esistere a ogni livello, e non solo nel gioco più evoluto. A questo proposito appare utile far lavorare insieme il muro e la difesa. Nel creare un a corretta abitudine mentale per gli atleti, alcuni principi possono essere:
convincere il giocatore a murare sempre, perché questo da comunque un contributo e fornisce un punto di riferimento per la difesa;
far si che ogni giocatore a muro pensi per conto proprio;
chiarire sempre la necessità della massima disciplina in questo fondamentale.
L’allenamento del muro non deve riprodurre soltanto tutte le possibili evenienze che si potrebbero verificare nel momento agonistico.
di FAUSTO POLIDORI

sabato 12 novembre 2011

CRITERI DI SCELTA NELLA COSTRUZIONE NELLA PALLAVOLO ...

http://www.federvolley.it/CMS/upload/news/959.pdf

Aspetti cognitivi nei giochi sportivi di squadra
I giochi sportivi di squadra, a cui appartiene la pallavolo, fanno parte degli
sport di situazione.In queste discipline si evidenzia una motricità a
prevalente determinazione tattica. La prestazione è determinata dalla
capacità di adattamento della tecnica a situazioni indeterminate e non
predefinite che variano continuamente in tempi brevissimi e che l’atleta
deve fronteggiare con risposte motorie adeguate, con la massima rapidità e
precisione possibile.
Secondo il prof. Pittera negli sport di situazione, e nella pallavolo in
particolare, la correttezza del gesto tecnico richiesto dipende dall’esattezza
delle informazioni che il S.N.C. trasmette, dopo averle elaborate, al sistema
muscolare che favorisce, tramite l’azione degli arti inferiori, l’ottimale
posizionamento del corpo per agevolare la fase di intercettazione. Ciò
avviene attraverso la lettura dei segnali che ci dà l’avversario, a tal
proposito fondamentale è il ruolo dei neuroni specchio(1), la valutazione
della traiettoria dell’attrezzo e possedendo la capacità di movimento
adeguata per compiere lo spostamento alla velocità richiesta dalla
situazione di gioco. Così l’atleta si troverà sul punto d’impatto della palla in
anticipo rispetto alla stessa. Ciò permetterà agli arti superiori e al tronco,
supportati, quando la situazione lo permette, da una condizione di massimo
equilibrio sia al suolo che in fase di volo, di eseguire il cambio di direzione
dell'’attrezzo con la massima precisione esecutiva. Fondamentale a tal
proposito è il ruolo della memoria, nelle sue varie forme, per velocizzare il
processo di elaborazione della risposta.
Pertanto, nei giochi sportivi gli aspetti cognitivi hanno un’incidenza notevole
sull’esito positivo o negativo dell’attività. Infatti, i giocatori, durante il gioco,
devono confrontarsi di continuo con fattori di vario genere: gli attrezzi di
gioco ed i loro movimenti; l'obiettivo da raggiungere; i compagni di
squadra, gli avversari ed i loro spostamenti; lo spazio entro il quale si gioca
, il tempo di gioco; i vincoli posti dai regolamenti, le varie condizioni esterne
(luce, caratteristiche del terreno di gioco le condizioni atmosferiche); gli
influssi di vario genere esercitati dai comportamenti arbitrali, dagli
spettatori, ecc.Tutto ciò presuppone continui processi di presa, elaborazione e
memorizzazione di informazioni.Il giocatore, prima di compiere un gesto tecnico, deve inserire una serie di dati nel suo cervello. Questa fase è definita come immissione degli input.Questi input vengono confrontati, valutati ed elaborati nella fase di elaborazione. Il risultato che ne scaturisce è il progetto mentale che dà luogo all’esecuzione motoria cioè la fase output. Più il suo pensiero è ricco di operazioni mentali, maggiore è la probabilità di trovare soluzioni di gioco efficaci.
Nella realtà non c’è una netta separazione tra processi percettivi, cognitivi e motori; non esiste una gerarchizzazione sequenziale del tipo: prima osservo, poi comprendo e poi eseguo.
Dunque il comportamento tattico è uno dei fattori che caratterizzano i giochi
sportivi ed il complesso degli sport di situazione. In tali attività, il
comportamento di ciascun contendente, o meglio di ciascun giocatore, ha
sempre un fondamento tattico, poiché costituisce in ogni caso il risultato di
una scelta, tra una serie più o meno vasta di possibili soluzioni del problema
motorio che si pone in un determinato istante di gioco.

venerdì 11 novembre 2011

L’APPRENDIMENTO MOTORIO nella PALLAVOLO

PERCHÉ È IMPORTANTE L’APPRENDIMENTO MOTORIO ? Quasi tutto ciò che un tecnico fa in allenamento dovrebbe essere influenzato dai principi dell’apprendimento motorio. Immaginate di voler far schiacciare i vostri giocatori. Una delle prime decisioni dovrà essere come introdurre i nuovi concetti. Dovete far vedere come si esegue il fondamentale o no? Se sì, come sarà la natura della dimostrazione? E quanto dovrà essere lunga? Bisogna parlare durante la dimostrazione? Cosa dovete dire e quanto? Gli studi sull’apprendimento motorio si sono occupati di questi aspetti e forniscono una buona guida all’allenatore.
Magari, nel corso della stagione, il problema potrebbe essere la ricezione e dovete pensare a nuovi esercizi per aiutare la vostra squadra a migliorare. Potrebbe aiutarvi un esercizio di attacco e difesa a coppie, con due giocatori che colpiscono la palla, facendo poi a turno un’alzata, una schiacciata o una difesa. Quanto tempo va dedicato a lanciare i palloni direttamente verso i vostri ricevitori? È meglio concentrare tutto il vostro tempo per la ricezione in un solo blocco o dedicare varie sessioni al fondamentale? Ancora una volta le ricerche sull’apprendimento motorio hanno trovato le risposte a queste domande.
Infine, considerate un centrale che ha problemi nel murare le palle alte fuori-banda. Alcuni feedback (informazione di ritorno) da parte vostra potrebbero aiutarlo. Ma quale tipo di feedback e quanto spesso bisogna fornirlo? Il feedback occupa uno dei settori di studio più vasti dell’apprendimento motorio; ci sono precise indicazioni da seguire se volete aumentare la vostra capacità di fornire informazioni ai giocatori. L’APPRENDIMENTO MOTORIO NELLA PALLAVOLO I casi più importanti nell’apprendimento di un’abilità motoria sono contenuti in un modello sviluppato da Gentile (1972), modificato da Nixon e Locke (1973), e ulteriormente modificato qui per integrare l’apprendimento motorio e la pallavolo.
Seguendo questo modello l’atleta:
1. stabilisce l’obiettivo generale del compito che deve imparare; 2. formula un piano (o programma motorio) da usare nella prima prova; 
3. esegue la risposta; 4. aspetta il feedback; 5. decide come provare a farlo la volta successiva, e...6. ripete il processo.
Una parte parallela del modello contiene la sequenza delle decisioni dell’alle-natore e dei suoi possibili interventi. Le ricerche che forniscono le basi per i principi dell’apprendimento motorio sono riassunte in questo modello.
La tabella unisce gli atleti, l’allenatore e i risultati delle ricerche e può servire anche come indice riassuntivo dell’articolo. Molti dei compiti principali dell’allenamento sono contenuti nei primi quattro stadi della tabella. Noi ci focalizziamo su questi:
presentazione dell’obiettivo (aiutando i giocatori a comprendere come le tecniche del gioco devono essere eseguite); sviluppo del programma motorio (pianificando l’allenamento in modo che le tecniche del gioco siano effettivamente allenate); migliorare le risposte;
dare informazioni retroattive (feedback) ai giocatori su ciò che hanno fatto.

[...]Obiettivi degli esercizi
 Molti allenatori amano gestire allenamenti molto precisi programmando il tempo esatto per ciascuna fase di questi ultimi. Per esempio un allenatore potrebbe dire una frase del tipo:
«OK, sapete quanto conti la ricezione per i nostri risultati, così voglio dedicare i prossimi 15 minuti per lavorare su questa. Fatelo e lavorate duro». Ma i giocatori non lavoreranno duramente in queste condizioni, e quando avranno finito non avranno un’idea precisa di come si sono allenati. Una metodologia più efficace è quella di dare ai giocatori un obiettivo. Per esempio dicendo ai giocatori: «Voglio che riceviate 50 palloni e quando avrete finito ditemi quanti di questi sono stati precisi». I giocatori lavorano più duramente in queste condizioni, perché quando hanno finito sanno esattamente come è stata la loro prestazione.Un’altra possibilità è quella di dire alla squadra che sta difendendo che rimarrà a difendere finché non batterà la squadra che attacca un certo numero di volte (o magari un certo numero di volte in una rotazione). Allora, se io batto in due minuti e tu ce ne metti sette per farlo, so che la mia prestazione è stata molto buona. Lo so perché ho ricevuto il feedback. 
[...]Competitività
Un altro modo per aumentare il feedback è quello di fare esercizi competitivi. Molti osservatori ritengono che la squadra maschile U.S.A. sia quella più competitiva del mondo e che lo sia giorno dopo giorno. Molte squadre scelgono i momenti in cui essere competitivi, gli U.S.A. lo sono sempre. Sono competitivi perché effettivamente tutto quello che fanno in allenamento è competitivo, rispecchia la realtà in campo, e non si può essere competitivi senza obiettivi negli esercizi. Quando i giocatori gareggiano in allenamento imparano a essere competitivi e ricevono più informazioni. Infatti sanno se hanno vinto o perso. [...]Giochi a "lavaggio"Bill Neville e Doug Beal hanno previsto molte situazioni di gioco in cui i loro giocatori devono vincere due – o qualche volta tre, quattro, cinque o più – scambi di seguito per rotazione. La prassi è la seguente: tutte le volte che una palla è stata battuta e lo scambio è terminato, un allenatore introduce immediatamente un’altra palla in gioco. Se l’obiettivo è vincere due scambi di seguito per rotazione, la squadra che ha vinto il primo deve vincere anche questo secondo. Se la prima volta l’ha vinto una squadra e la seconda l’altra, nessun punto viene assegnato e il punteggio viene "lavato", pulito.
L’obiettivo può diventare quello di segnare più punti di seguito, così se l’obiettivo è vincere cinque scambi consecutivi in una rotazione, allora dopo il servizio devono essere messe in gioco altre quattro palle (questo finché la stessa squadra continua a vincere gli scambi). Con questo sistema le palle immesse dall’allenatore servono a dare opportunità ai giocatori per rispondere.
Usando queste quattro procedure potrete avere un notevole effetto che dà alla squadra un vantaggio reale sulle altre. Provateli. http://www.varese.federvolley.it/Doc/Allenatori/Tecnico/8_Apprendimento_motorio_pallavolo.pdf

mercoledì 5 ottobre 2011

TECNICA E TATTICA DELL'ATTACCO NELLA PALLAVOLO FEMMINILE

 
Introduzione

L’attacco si allena in funzione di ciò che ci serve per il gioco: cambio palla o acquisizione punto.
Apro una parentesi per affermare che, per un allenatore, con il futuro sistema di punteggio (il Rally Point System) cambierà solo il carico sulla percentuale di errore delle azioni. Per intenderci, vincerà chi sbaglierà meno e verrà molto più rivalutata la capacità di una squadra di difendere e di rigiocare la palla (il "vecchio" cambio palla). Il ruolo del "libero" viene così ad essere molto più rivalutato fino ad essere considerato un punto forza di una squadra, in misura paragonabile ad un attaccante di prima linea.
Dovremo fare più attenzione nella gestione degli errori e, soprattutto, allenare le nostre atlete a saperlo fare in maniera autonoma senza creare situazioni di ansia. Spingiamo l’atleta a rischiare puntando sull’autoresponsabilizzazione.

http://www.allenatoridipallavolo.com/file/tecnicatatticaattaccopallavolofemminile-frigoni.pdf Globus Winshot 500 - Allenare la difesa con attacchi potenti e di precisione.
NOTA
(1) Nel momento in cui vediamo una persona compiere un gesto, reagiamo
a livello di corteccia cerebrale, proprio nella zona motoria. Sono i “neuroni
specchio” che si mettono “in moto” quando colgono l’azione esterna. Tutti
usiamo questi neuroni: quando, ad esempio, incrociamo altre persone
salendo sull’autobus, nel cervello si attiva istantaneamente una copia
dell’intero schema motorio dei loro movimenti e così evitiamo di scontrarci.
Dunque, grazie all’esistenza di queste particolari cellule nervose, scoperte
da un gruppo di neurofisiologi dell’Università di Parma diretto dal prof.
Rizzolati, il nostro cervello è in grado di rappresentare dentro di sé le azioni
compiute da un altro; in pratica, mentre li osserviamo, riusciamo a
comprendere i gesti degli altri replicandoli nella nostra mente cioè
anticipandoli. I campioni “riescono a vedere” l’intera sequenza motoria degli
avversari, già dai loro primissimi movimenti, grazie a catene di “neuroni
specchio dedicati ad un’azione specifica”. Inoltre, l’attivazione di queste
particolari cellule avviene sia quando compiamo un gesto che quando lo
immaginiamo. Sono tutt’ora in corso degli studi per conoscere meglio il
funzionamento dei neuroni specchio e le conseguenze pratiche, che
nell’ambito sportivo si potranno tradurre nell’utilizzo di metodologie di
allenamento innovative.
IL CONTRATTACCO (Chi decide il tipo di attacco): Per spiegare la nozione di contrattacco bisogna partire dalla difesa. Parlando di quest’ultima, nei precedenti numeri abbiamo sottolineato come il suo primo compito sia non far cadere la palla, seguito immediatamente dal trasformare la difesa in attacco.Per contrattacco si intendono proprio tutti gli attacchi ottenuti dopo situazioni di difesa. E’ ovvio quindi che tutta l’organizzazione del contrattacco è strettamente collegata all’organizzazione difensiva. Qualsiasi sistema di contrattacco è legato a doppio filo al sistema difensivo e ne è, per certi versi, il naturale proseguimento. Il legame è doppio perché se molto spesso l’organizzazione del contrattacco è condizionato dal sistema di difesa, può capitare, soprattutto nel femminile e scendendo di livello, il contrario: cioè che sia il contrattacco a condizionare il sistema di difesa.[...]
Una volta scelto chi far schiacciare, la domanda successiva è su che tipo di palla attaccare. In questo caso, diversamente dal cambio palla, la scelta spetta all’attaccante. Quindi in contrattacco, più che in altre situazioni, diventa fondamentale la sua chiamata: è lui che decide se attaccare e che tipo di palla attaccare, fermo restando che se l’alzata non è effettuata da un giocatore abile in questo fondamentale è bene che gli attaccanti chiamino delle palle più semplici da alzare, solitamente quelle con traiettorie più alte.[...]
di M. Moretti e R. Righi (PvSupervolley  02/07)